Sulle frequenze del cinema

MAKING ØF• •

Redazione CUCWritten by:

Da 26 anni la trasmissione radiofonica Hollywood Party accompagna gli ascoltatori e gli spettatori alla scoperta dei grandi classici del cinema e dei nuovi film, coltivando un rapporto continuo e diretto con il proprio pubblico. Ma quali sfide deve affrontare oggi un format radiofonico nato in un’altra epoca mediale? Di questo e di molto altro si è parlato durante il terzo appuntamento di MAKING ØF • Dialoghi con il mondo del cinema, la rubrica promossa dalla Consulta Universitaria del Cinema. L’ospite dell’incontro è stato Steve Della Casa, critico cinematografico e conduttore della storica trasmissione.

«Hollywood Party – ha raccontato Della Casa rispondendo alle domande di Giovanna Maina e Andrea Minuz – è nato il 18 aprile del 1994 e originariamente doveva durare soli tre mesi… Già allora fu una scelta visionaria, ma oggi forse la sfida è ancora più grande e in una certa misura il lockdown ce lo ha dimostrato». Anche il programma di Radio3 infatti ha dovuto adattarsi e riconfigurarsi a partire dal dato più tangibile tra gli effetti della crisi sanitaria sul mondo del cinema, ovvero l’assenza di nuovi film. E se la riscoperta dei classici in mancanza di nuove uscite può essere un fattore che allontana il pubblico dei giovanissimi, i dati incoraggianti sugli ascolti dei podcast è la testimonianza che i nuovi formati oggi hanno una grande capacità di penetrare nelle abitudini degli ascoltatori.

Le trasformazioni tecnologiche non investono solo il mondo della radio e dei suoi ascoltatori, ma anche un altro momento imprescindibile per la cultura cinematografica così come l’abbiamo conosciuta finora, quello dei festival. «I festival – ha detto Della Casa – si trovano in una situazione analoga a quella di Tex ne “Le Terre dell’abisso”: di fronte ai dinosauri. Si devono preparare a mutare radicalmente: prima avevano la funzione di far vedere dei film che non si potevano vedere altrove, ora devono diventare punti di incontro, offrendo altri contenuti “extra”, come masterclass e incontri con registi e attori».

Nel momento in cui la proiezione perde la sua centralità, cambia anche il modo in cui si alimenta la cinefilia, che Della Casa definisce «l’ultima forma di avanguardia». «La dinamica di gruppo, di scambio, era centrale nell’epoca in cui la proiezione svolgeva ancora un ruolo aggregativo imprescindibile, ma oggi non è più così e i giovani hanno nuovi interessi, nuovi approcci e nuove modalità di condivisione».

L’incontro si è concluso proprio con una riflessione sul rapporto che critica cinematografica e università possono svolgere insieme nell’ambito della formazione degli studenti e della promozione di una cultura del cinema non necessariamente schiacciata sul presente, ma che abbia nella passione per la storia del cinema il suo motore propulsivo.

Angela Maiello

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