“E allor fu la mia vista più viva”. Il lungo Novecento di Dante al cinema e alla televisione

Immagine. Note di storia del cinema
n. 24/2021 – a cura di Luciano Curreri e Simone Starace
Scadenza: 30 settembre 2020

CALL FOR ESSAYS

Redazione CUC2Written by:

Nel Novecento, Dante ha una fortuna che oscilla un po’ come oscillano, in borsa, le quotazioni di un prodotto. Lo sostiene Anna Dolfi (1996) per la poesia, ma la considerazione potrebbe essere estesa alla critica e alle Lecturae Dantis. Certo, l’accademia e il teatro d’antan hanno esibito una non scontata continuità d’interesse, oscillando, per esempio, tra le attenzioni biografiche, ermeneutiche e filologiche di Maria Corti (1981, 1983) e Giorgio Petrocchi (1983) e le messe in scena di Vittorio Gassman e Carmelo Bene. Più recentemente sarà Roberto Benigni a innescare un nuovo e più diffuso interesse, riconquistando, con le sue letture, le piazze italiane.

E il cinema, e la televisione, stanno forse a guardare?

Attraverso la mediazione del teatro romantico dell’Ottocento, i personaggi danteschi sono da subito una presenza e un’ispirazione ricorrente nel cinema d’inizio secolo (Francesca da Rimini,  The Two Brothers, di J. S. Blackton, 1907, produzione Vitagraph). Nel 1911, la ricezione di un ambizioso adattamento della prima cantica (L’inferno di F. Bertolini, A. Padovan e G. De Liguoro) segna in questo contesto un importante momento di legittimazione culturale della nascente industria cinematografica. Il successo internazionale dell’iniziativa conferma il potenziale iconopoietico dell’opera più celebre del Divin Poeta, che nei decenni successivi sarà al centro di innumerevoli adattamenti e riletture, plasmati sulla base dei diversi contesti produttivi: moral plays hollywoodiani anticapitalisti (Dante’s Inferno di H. Otto, 1924; Dante’s Inferno/La nave dei dannati di H. Lachman, 1935), feuilletons declinati secondo i canoni del cinema di genere (Il conte Ugolino di R. Freda, 1949; Paolo e Francesca di R. Matarazzo, 1950), riletture psichedeliche (The Comoedia, B. Pischiutta, 1980), sperimentazioni astratte (The Dante Quartet, S. Brakhage, 1987), differenti declinazioni animate (13 cantos of Hell, P. King, 1955; Dante’s Inferno, S. Meredith, 2007; o gli anime ispirati alle opere di Gō Nagai).

Ma al cinema interessa anche il potenziale di exemplum della vita dell’Alighieri, uomo del Medioevo, su cui ha riportato di recente l’attenzione Alessandro Barbero (2020). La biografia del Poeta diviene il punto di partenza per una serie di trasposizioni, anche molto libere, che nell’Italia del primo Novecento ricontestualizzano tra l’altro il personaggio in chiave romantica, politica e nazionalista (Dante e Beatrice, M. Caserini, 1913; La mirabile visione, L. Sapelli, 1921; Dante nella vita dei tempi suoi, D. Gaido, 1922). La RAI propone invece nel 1965 una Vita di Dante televisiva dall’impostazione didattica e brechtiana, diretta da Vittorio Cottafavi con Giorgio Albertazzi nel ruolo del poeta, mentre nel 1990 Channel Four azzarda l’esperimento di A TV Dante: The Inferno (Cantos I-VIII, P. Greenaway- T. Phillips, 1989; Cantos IX-XIV, R. Ruiz, 1991). E l’elenco potrebbe continuare ancora, perché con il personaggio di Dante e con la sua Commedia si sono cimentati gli artisti e le realtà produttive più svariate, da Totò a Jean-Marie Straub, da Ron Howard a Jean-Luc Godard, muovendosi spesso fra citazione letterale e parodia.

La ‘filmografia dantesca’, insomma, è più ramificata e complessa di quanto non si sia soliti pensare. E solo a fine Novecento appaiono gli essenziali contributi di Vittorio Martinelli e John P. Welle, per un orientamento che è alla base di ogni tentativo di aggiornamento, come quello del progetto interuniversitario Dante e l’arte (www.danteeilcinema.com/) sotto la guida di Giuliana Nuvoli. Tuttavia, la presenza del Poeta non si esaurisce negli adattamenti dichiarati, ma si allarga a una fitta rete di rimandi intertestuali, variazioni documentaristiche e citazioni estemporanee, altrettanto importanti. E se riconosciamo pure in tal senso la straordinaria portata cinegenica dell’opera dantesca, verificabile anche in opere virtuali come l’incompiuto Il viaggio di G. Mastorna di F. Fellini, solo la stesura di una filmografia esaustiva diventa un’impresa improba, forse impossibile.

Che fare? Senza perdere di vista gli ambiti produttivi e i titoli ancora poco studiati, non intendiamo rinunciare – malgrado la ricchezza di alcuni contributi – alle produzioni più conosciute, ritenendo che anche queste ultime possano continuare a offrire nuovi campi d’indagine, particolarmente in rapporto ai contesti produttivi e alle loro relazioni con le fonti del periodo. Dante e la Commedia hanno nutrito e continuano a nutrire cinema e tv grazie a quel senso, la vista, che vorremmo onorare una volta di più – con citazione da Inferno, XXIX, 54 – in seno al numero di “Immagine” cui vi invitiamo a collaborare, titolato non a caso: “E allor fu la mia vista più viva”. Il lungo Novecento di Dante al cinema e alla televisione.

Call for Essays (ITA – ENG – FRA)

 

Comments are closed.