PREMIO LIMINA

PREMIO LIMINA 2018

I soci della Consulta Universitaria del Cinema sono invitati a partecipare alla Giuria del “Premio Limina” per il miglior libro italiano di cinema. Ciascun socio può esprimere una sola preferenza per ognuna delle seguenti categorie:

  • Miglior libro italiano di studi sul cinema
  • Miglior traduzione italiana di un importante contributo agli studi cinematografici

I testi eleggibili devono essere apparsi in Italia nel corso dell’anno 2017. Le pubblicazioni di cui i soci ci hanno inviato segnalazione sono elencate in questa pagina. Le curatele e le ripubblicazioni non possono essere votate. Per votare è sufficiente inviare le proprie preferenze entro l’11 febbraio 2018 alla Segreteria (segreteriacuc@gmail.com) indicando categoria e titolo/autore del libro.

La premiazione si svolgerà come di consueto durante il FilmForum di Gorizia (28 febbraio-7 marzo 2018).


PREMIO LIMINA 2017

Miglior libro italiano di studi sul cinema

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Cristina Jandelli, L’attore in primo piano. Nascita della recitazione cinematografica, Marsilio, Venezia 2016

Il primo piano rappresenta senza dubbio uno dei tratti formali fondamentali del medium cinematografico. La sua codificazione nei primi decenni della storia del cinema rappresenta tuttavia una questione storiografica e teorica che ancora necessita di investigazione scientifica. Nel suo volume Cristina Iandelli si concentra sulla relazione tra il primo piano e lo sviluppo delle nuove forme di recitazione e performance che esso fa scaturire, in un percorso che porterà, nell’arco di tempo preso in esame, a un tipo di attorialità propriamente cinematografica. Con accurata indagine storica, abbondanza di esempi, illuminanti aperture di riflessione e affondi teorici, e grazie una scrittura ricca, precisa e di piacevole scorrevolezza, l’autrice illustra pienamente la rivoluzione che il primo piano, con il suo potere di rivelazione del dettaglio, significò per l’attore e la sua arte, rendendo al contempo il volto umano sullo schermo un vero paesaggio emozionale.

Miglior traduzione italiana di un importante contributo agli studi cinematografici

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Yasujirō Ozu, Scritti sul cinema, traduzione e a cura di Franco Picollo e Hiromi Yagi, Donzelli, Roma 2016

Il volume curato da Franco Picollo e Hiromi Yagi ha raccolto e tradotto in italiano per la prima volta gli scritti a firma di Ozu compresi tra il 1931 e il 1961: i racconti sul mestiere di regista, uno sguardo partecipe e accorato sulla storia del suo paese, il Giappone, e sul trauma del conflitto che tra il 1937 e il 1939 lo oppose alla Cina, cui prese il regista parte come soldato. Oltre ai pensieri sull’identità e la storia nazionale giapponese e sulla famiglia (al centro dei suoi film come “rifugio di un mondo senza cuore”), il volume raccoglie anche sue riflessioni teoriche o, meglio, le sue diffidenze nei confronti di chi cercava di interpretare il cinema come una “grammatica”, ponendo così, a suo dire, preconcetti e limitazioni estetiche. La traduzione e la curatela di Picollo e Yagi hanno il merito di ampliare sensibilmente la nostra conoscenza di un autore cui l’Europa ha spesso guardato come un punto di riferimento, nonché di ridiscutere o scavare più in profondità rispetto ad alcune etichette che la critica gli ha spesso affiancato (prima fra tutte quella del “più giapponese tra i registi giapponesi”) presentando una ricca opera di documentazione e contestualizzazione storica dell’Ozu uomo di cinema e (anti)teorico”

Best International Film Studies Book
Attribuito dall’Editorial Board della rivista Cinéma & Cie. International Film Studies Journal

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Anton Kaes, Nicholas Baer, Michael Cowan, The Promise of Cinema: German Film Theory, 1907–1933, California University Press, Oakland 2016

From the early days of cinema, German thinkers and critics engaged enthusiastically in formulating ideas and raising questions in order to investigate and problematize this new form of expression. This vast realm of reflections is a goldmine that has remained for long almost ignored, but deserves indeed to be widely known and studied. Anton Kaes, Nicholas Baer and Micheal Cowan have gathered and edited with patience, philological consciousness and an extremely accurate archive research a vast corpus of articles and essays, mostly unknown, dating from 1907 to 1933, thus providing the reader with an exceptionally precious tool of knowledge and critical thinking for the story and the theory of film. Therefore, The Promise of Cinema offers a compelling new vision of film theory—not as a fixed body of canonical texts, but as a dynamic set of reflections on the very idea of cinema and the possibilities associated with it.


PREMIO LIMINA 2016

Miglior libro italiano di studi sul cinema

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Vittorio Gallese, Michele Guerra, Lo schermo empatico. Cinema e neuroscienze, Raffaello Cortina, Milano 2015

A partire dall’interrogativo posto da Hugo Munsterberg “Perché andiamo al Cinema”? Lo storico e teorico del cinema Michele Guerra e il neuroscienziato Vittorio Gallese, nel volume scritto a quattro mani, Lo schermo empatico. Cinema e neuroscienze, si propongono di applicare le teorie delle neuroscienze e dei Film Studies per offrire risposte e riflessioni capaci di coinvolgere il più ampio e complesso ragionamento sul rapporto tra l’uomo e l’opera d’arte. In questa felice collaborazione tra scienziati e umanisti, non solo vengono dimostrate empiricamente intuizioni rimaste sinora nell’ambito della speculazione filosofica, ma viene allargato anche l’orizzonte di quest’ultima, ponendo nuovi interrogativi e riattualizzandone altri.

Lo schermo empatico ha il grande il pregio di rivolgersi contemporaneamente sia allo studioso che al lettore appassionato e sviluppa – con chiarezza e notevole pulizia formale – una teoria importante e originale che i due autori hanno denominato embodied simulation (simulazione incarnata), vale a dire quel meccanismo grazie a cui “si può instaurare una relazione di tipo diretto e non linguistico con lo spazio, gli oggetti, le azioni, le emozioni e le sensazioni altrui, per il tramite dell’attivazione di rappresentazioni sensori-motorie e viscero-motorie nel cervello dell’osservatore”. Ecco dunque la risposta all’interrogativo di Munsterberg che Gallese e Guerra ci danno attraverso questo importante lavoro che segna l’inizio di un percorso, quello fra cinema e neuroscienze, che si preannuncia ricco di scoperte e possibilità di indagine: “continuiamo ad andare al cinema perché ci porta sempre in un mondo a un tempo credibile e fantastico, con cui il nostro essere può entrare in risonanza e farci incarnare più liberamente le nostre emozioni e i desideri”.

Miglior traduzione italiana di un importante contributo agli studi cinematografici

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Joseph Roth, L’avventuriera di Montecarlo. Scritti sul cinema (1919-1935), Adelphi, Milano 2015 (traduzione di Leonardo Quaresima e Roberto Cazzola)

The translation is the final achievement of an insightful and savvy research spanned over decades in a twofold sense. On the one hand the outstanding survey on the relationships between Roth and the cinema started way back, and the present volume is a crystal-clear condensation and pondered selection of a multilayered work. On the other hand, the translation and critical edition complement a life-long research devoted to the birth and development of critical thinking as connected to cinema and modernity in Weimar Germany, which led Leonardo Quaresima to establish highly influential and illuminating editions both in Italy and abroad of key thinkers such as Siegfried Kracauer and Béla Balàzs.

By conveying Joseph Roth’s humorous, insightful, bright writing on cinema, the translation sheds a light on the medium’s paramount importance on the emergence of new ways to conceive subjectivity, representation, simulacra, as much as on the relevance of phenomenons like stardom, collective production, mass attendance, movie theatres, documentary filmmaking and photography as related to trauma. In making available to the Italian readership such pivotal part of the interwar European culture, the translation and critical edition greatly contribute to its deeper knowledge.

Best International Film Studies Book
Attribuito dall’Editorial Board della rivista Cinéma & Cie. International Film Studies Journal

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Francesco Casetti, The Lumière Galaxy. Seven Key Words for the Cinema to Come, Columbia University Press, New York 2015

The Lumière Galaxy is a compelling, outstanding, and inspiring book on what cinema became today and what tomorrow may bring, and for many a reason. Among these, to be certainly named are its fertile conciseness, its brave openness to an upcoming, and yet unforeseeable future, and its refined style.
The volume summons up an impressing range of theoretical references, putting in a productive tension classical and contemporary film theory, media studies and media archaeology, cultural and critical studies and poststructuralist thinkers. This swirling movement embraces also different cultural traditions, and builds a bridge between American and European reflection. It is no surprise that the work declared source of inspiration is Walter Benjamin, as his crucial notion of « dialectic image » might be considered in the case in point not only an abstract concept, but a very substantial way to approach and scrutinise contemporary media issues.
Furthermore, The Lumière Galaxy faces openly the drastic changes cinema and its apparatuses underwent in recent times. While never overlooking such shifts, the book points out a persistence: despite transformations, cinema perpetuates its existence in a scattered way, bringing about new forms of viewing, screening, circulating, sharing. This new life is still cinematic, as a cinematic identity persists. The Lumière Galaxy takes up the gauntlet to understand and describe this multiple existence, and instead of giving in and looking in sorrow to a lost past, attempts at diagnosing a possible future.
Finally, Francesco Casetti offers here an unequalled proof of the art of rhetorics, in the most noble meaning of the word. By choosing seven keywords to look at what is cinema today, seven concepts to talk about our cinematic experience today, he provides his readership with main entrances to understanding, and seven tools to grasp and define what the “homo cinematicus” is and will be.


PREMIO LIMINA 2015

Miglior libro italiano di studi sul cinema

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Stefania Parigi, Neorealismo. Il nuovo cinema del dopoguerra, Marsilio, Venezia 2014

Ritornare ad analizzare il neorealismo, a sessant’anni dal suo insorgere, vuol dire – come afferma Stefania Parigi – “scavare” nella storia, nella psicologia, nell’identità del cinema italiano. Il volume affronta la stagione del neorealismo non soltanto da un punto di vista stilistico ma anche estetico, filosofico e psicologico. L’autrice, con estremo rigore metodologico, coniuga in modo straordinario la sintesi delle precedenti ricerche con un nuovo approccio di studio. La completezza della ricognizione storico-teorica riguardo al tema, in particolare per quanto concerne il rapporto fra filosofia e neorealismo, fa del volume un imprescindibile contributo agli studi italiani sul cinema.

Miglior traduzione italiana di un importante contributo agli studi cinematografici

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Torben Grodal, Immagini-corpo. Cinema, natura, emozioni, Diabasis, Parma 2014 (tradotto da Michele Guerra) 

Immagini – corpo. Cinema natura emozioni illustra lo studio del sistema corpo-cervello nello spettatore e l’autore si serve dei più moderni strumenti offerti dalle neuroscienze cognitive con l’obiettivo di proporre un nuovo approccio integrato allo studio culturale dell’esperienza cinematografica. Questo è certamente uno dei volumi-chiave per un’area destinata a cambiare parecchi aspetti dei film studies; l’ottimo progetto di traduzione e di edizione italiana da parte di Diabasis, ci offre la possibilità di conoscere uno dei volumi più importanti a livello internazionale sulle neuroscienze e il cinema.


PREMIO LIMINA 2014

Miglior libro italiano di studi sul cinema


Giacomo Manzoli, Da Ercole a Fantozzi. Cinema popolare e società italiana dal boom economico alla neotelevisione (1958-1976), Carocci, Roma 2013

In un ampio orizzonte di riferimenti, il libro prende in considerazione alcune tra le più popolari produzioni della vita italiana della seconda modernizzazione, assumendole come vitali espressioni delle dinamiche ideologiche e culturali (scoperte o latenti) del periodo e come oggetti dotati di un forte potenziale sociale e simbolico. Nel delineare un quadro storico e mediale composito e complesso, il volume si interroga sulle categorie interpretative più funzionali all’intelligenza della cultura popolare, sottolineando i pregiudizi nascosti in certi approcci, i limiti delle riscoperte trash e la rigidità di un paradigma esclusivamente estetico: merito non secondario di questo importante contributo agli studi italiani sul cinema.

Miglior traduzione italiana di un importante contributo agli studi cinematografici


Laura Mulvey, Cinema e piacere visivo, Bulzoni, Roma 2013 (a cura di Veronica Pravadelli)

Un’edizione critica che rende finalmente disponibile per il pubblico italiano, a quasi quarant’anni dalla pubblicazione (1975), il testo fondativo della Feminist Film Theory, inquadrandolo in un percorso evolutivo. Pietra miliare della teoria del cinema, della teoria del linguaggio e della storia del pensiero contemporaneo, Piacere visivo ha portato al centro del dibattito pubblico una serie di riflessioni capaci di mettere in discussione i modi della rappresentazione e i paradigmi della cultura, affermando così l’imprescindibile contributo del discorso della differenza.


PREMIO LIMINA 2013

Miglior libro italiano di studi sul cinema
Attribuito dalla CUC – Consulta Universitaria del Cinema

Vincitori ex-aequo:

Anaclerio
Gabriele Anaclerio, Il corpo e il frammento.  Memoria / Linguaggio / Rispecchiamenti / Emozioni / Sogni / Rêveries nel “personaggio-ipertesto” del cinema moderno, Bulzoni, Roma 2012

Attingendo a un spettro variegato di opere cinematografiche di autori come Sokurov, Tarkovskij, De Oliveira, von Trier, Dardenne, Fellini, Resnais o i Taviani, l’autore esplora la fisionomia e il funzionamento del “personaggio-ipertesto”, grazie al quale è possibile intravedere una relazione vitale e dinamica tra il film e il suo tramutarsi in esperienza per gli spettatori.

Cardone
Lucia Cardone, Il melodramma, Il Castoro, Milano 2012

Con una scrittura ricca e amabile e facendo tesoro di molte sollecitazioni analitiche e teoriche provenienti da campi di indagine diversi, Lucia Cardone rilegge il melodramma cinematografico italiano riuscendo nel difficile compito di individuare una consistenza di genere in un genere di cui pure evidenzia la natura mobile e dinamica e tale da assumere forme e fogge molto diverse a seconda dei contesti storici, culturali e produttivi.

Miglior traduzione italiana di un importante contributo agli studi cinematografici
Attribuito dalla CUC – Consulta Universitaria del Cinema
Thompson
Kristin Thompson, Storytelling. Forme del racconto tra cinema e televisione, Rubbettino, Soveria Mannelli 2012 (traduzione di Silvia Vacirca)

Accusata di semplicismo e colpevole d’inferiorità rispetto al cinema, spesso caratterizzata come un’immensa terra di nessuno, la televisione esercita un potere ineludibile sulla nostra cultura. Il segreto del suo successo risiede probabilmente nella notevole complessità narrativa celata dietro l’apparente semplicità, come evidenzia questo testo “classico” di Kristin Thompson per la prima volta tradotto in italiano. Dopo aver guardato alle tecniche narrative che i due media condividono, il volume si focalizza sulle sfide proprie della televisione e sulle strategie da essa elaborate al fine di organizzare il senso e mantenere vivo l’interesse del pubblico, mostrando la capacità della televisione di non limitarsi ad adattare le tecniche del cinema e di contribuire in modo autonomo a modificare le forme narrative tradizionali. Facendo riferimento a classici del grande e del piccolo schermo, ma anche a prodotti recenti, l’autrice spiega come gli adattamenti, i sequel, le serie e le saghe abbiano alterato le nozioni ampiamente acquisite di chiusura e autorialità, procedendo quindi a elaborare, attraverso il confronto tra “Velluto blu” e “Twin Peaks” di David Lynch, la nozione di “televisione d’arte” in rapporto a quella più familiare di “cinema d’arte”.

Best International Film Studies Book
Attribuito dall’Editorial Board della rivista Cinéma & Cie. International Film Studies Journal
Lobato
Ramon Lobato, Shadow Economies of Cinema, BFI, London 2012

Shadow Economies of Cinema examines how films travel through time and space, both inside and outside established circuits of audiovisual trade. Combining industrial and cultural analysis, this book looks at distribution circuits from across the Americas, Africa and the Asia-Pacific, and explains how they shape film culture in their own image.

Premio per il miglior libro sul cinema non legato alla ricerca universitaria
Attribuito dai lettori di MYmovies.it

Paolo Cherchi Usai, La storia del cinema in 1000 parole, Il Castoro, Milano 2012

Mille parole esatte, per raccontare vertiginosamente all’indietro l’intera storia del cinema, dal 3D fino al primo apparire di un fotogramma sullo schermo di fronte agli attoniti spettatori. Un libro che si può, e forse si dovrebbe, leggere molte volte, e ogni volta ritrovare tra le mille parole un pezzo della storia del cinema che ricordiamo o che avevamo dimenticato.


PREMIO LIMINA 2012

Miglior libro internazionale di studi sul cinema


Miriam Hansen, Cinema and Experience. Siegfried Kracauer, Walter Benjamin and Theodor W. Adorno, University of California, 2011

Miriam Hansen passed away after a long battle with cancer in February 2011, at the age of 61. The Limina Award 2012 conferred on her last book is also a posthumous homage for her whole work, in recognition of her outstanding contribution to the development of cinema and media studies during the last two decades while she was professor of Humanities at the University of Chicago. Beginning with Babel and Babylon: Spectatorship and American Silent Film, published in 1991, she expanded film history, which traditionally had generally been limited to an analytic approach to film, by looking at (female) spectatorship and the cultural implications of early cinema. She defined cinema as a form of “vernacular modernism” comprising democratic and even subversive elements. Doing so she set a new standard for film historiography and film theory.

The award goes directly to her last book edited posthumously by Edward Dimenberg: Cinema and Experience. Siegfried Kracauer, Walter Benjamin, and Theodor W. Adorno. In this masterpiece she reconstructs the reflections of the three ‘founding fathers’ of the Frankfurt School and Critical Theory on mass media and cinema, bringing her analytic results together in highly original insights into media esthetics and the theory of experience. In a certain way this also represents a return to her origins: born in Offenbach in 1949, she studied at Frankfurt University during the turbulent times around 1970 and always kept the tradition of Critical Theory in mind.

Miglior libro italiano di studi sul cinema


Antonio Somaini, Ejzenstejn. Il cinema, le arti, il montaggio, Einaudi, Torino 2011

Il volume di Antonio Somaini rappresenta il punto di confluenza di uno studio pluriennale del teorico e uomo di spettacolo sovietico, e il sapiente aggiornamento di una traduzione italiana di studi dedicata alla figura di Ejzenstejn. Il saggio prende in esame il Leone di Riga a partire da una serie di nuclei teorici, intrecciati con la produzione artistica di Ejzenstejn: riflessioni, progetti, disegni, spettacoli e film, metodi e formule compongono il montaggio sferico dell’ineguagliabile percorso dell’intellettuale sovietico. Un montaggio patetico, destinato a debordare sui nostri giorni.

Miglior traduzione


Noël Carroll, La filosofia del cinema, Dino Audino, Roma 2011 (traduzione di Jusi Loreti)

Il premio va alla traduzione di Jusi Loreti del libro di Noël Carroll La filosofia del cinema anzitutto per l’opportunità di far conoscere anche in Italia il pensiero di uno dei più influenti pensatori contemporanei, protagonista del dibattito statunitense e internazionale, oltre che impegnato da tempo in una suggestiva ridefinizione del campo dei film studies. In particolare, poi, La filosofia del cinema si fa apprezzare per come capitalizza un lungo percorso di filosofia applicata ai film e chiarisce obiettivi, metodi e risultati della propria ricerca, senza dimenticare alcun aspetto dei discorsi speculativi nati con il cinema e giunti ai giorni nostri.

Miglior libro sul cinema non legato alla ricerca universitaria

Attribuito dai lettori di MYmovies.it

Ugo Casiraghi, Vivement Truffaut! Cinema, libri, donne, amici, bambini, Lindau, Torino 2011, a cura di Lorenzo Pellizzari

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