30 anni di Twin Peaks. L’origine della serialità moderna, e primo “black mirror” del nostro tempo

Elephant&Castle. Laboratorio dell’immaginario
n. 23/2020 – a cura di Jacopo Bulgarini d’Elci e Jacques Dürrenmatt
Scadenza: 28 febbraio 2020

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Redazione CUC2Written by:

Le serie tv sono rapidamente diventate il prodotto culturale pop per eccellenza. Scalzando da un lato la centralità culturale “alta” del cinema e dall’altro la capacità di generare e alimentare costantemente consumo di massa tipica dell’offerta televisiva generalista “bassa”: di fatto, dando vita a una loro sintesi, in grado di coniugare autorialità e popolarità. Con la forza di un linguaggio globalizzante, in grado di sintonizzare l’immaginario transnazionale e transgenerazionale e creare piccole o vaste comunità di devoti. E finendo per diventare specchio in cui leggere con grande chiarezza paure e desideri, pulsioni e tensioni del nostro tempo.
Oggetto di questo numero monografico di Elephant & Castle. Laboratorio dell’immaginario sarà, a trent’anni dalla sua prima messa in onda (aprile 1990), il primo vero “black mirror”: Twin Peaks. Considerato ‒ per il suo significato storico, per la sua influenza sul piccolo schermo, per la sua capacità di sovvertirne le regole e crearne nuove ‒ lo show “madre” della serialità moderna: il padre (che, come noto, è sempre più incerto) viene sovente identificato ne I Soprano (1999).
Un’analisi che avrebbe potuto, tre decenni dopo, farsi storica è complicata dalla recente produzione di un nuovo, e ormai inatteso, capitolo della serie. Quel Twin Peaks: The Return (2017) con cui la visionaria creatività di David Lynch è tornata a esplorare con radicalità quasi avanguardistica i fantasmi dell’eponima cittadina nordamericana, e i nostri.

Un primo filone di riflessione riguarda quindi le conseguenze, ancora pienamente avvertibili, delle prime due rocambolesche e coraggiose stagioni prodotte da ABC (1990-1991), artefici involontarie di una rivoluzione radicale seppur imperfetta. La tv era ancora “The Idiot Box”. Twin Peaks avrebbe introdotto l’ibridazione massiccia di generi; innovato la grammatica visiva del piccolo schermo, forzandolo ad accogliere il linguaggio cinematografico; proposto un arco narrativo e una struttura complessi, molto diversi dalla forma autoconclusiva in ogni episodio e intrinsecamente rassicurante delle serie d’epoca; sfidato lo spettatore, come mai prima, pretendendone un’attenzione non occasionale ma costante; fino a rendere necessaria una partecipazione attiva e soggettiva del pubblico nella stessa costruzione di significato. La tv, in altre parole, diventava d’autore. E, resa adulta, poteva legittimamente investigare il lato oscuro della grande materia Americana, come solo al cinema era stato prima concesso. Quel brulicare di cose ‒ oscure e bizzarre ‒ normalmente invisibili al di sotto della patinata e ordinata superficie del mondo, con cui si era aperto pochi anni prima il capolavoro lynchiano Velluto Blu (1986).

Nel tempo, quell’esperimento di massa è germinato: l’influenza di Twin Peaks, dichiarata o rintracciabile, è capillare nella produzione televisiva degli ultimi decenni, e ha segnato alcune delle produzioni più audaci. La stessa cosiddetta “terza stagione”, che ha atteso 25 anni prima di essere lanciata, non si è limitata a rinverdire l’antico successo, proponendosi al contrario come l’esperimento forse più radicale della storia del piccolo schermo. Con un approccio visivo nuovamente innovativo, e capace di portare la tv sul terreno del videogame interattivo o dell’arte digitale, Lynch ha affrontato temi che segnano la società americana (e per estensione occidentale) quali l’esplosione diffusa della violenza, il propagarsi della malattia, il nichilismo giovanile, l’impoverimento sociale, e la grande tentazione culturale della “nostalgia”: forma involutiva della crisi contemporanea, e percepibile in campo artistico (la moda dei remake e reboot) come politico (il trumpiano “Make America Great Again”, la forza anti-modernista del fenomeno Brexit, le retoriche populiste in così tanti contesti diversi). Reinventando per l’ennesima volta le forme possibili della narrazione televisiva, imponendo una logica ancora più spiccatamente autoriale (Lynch firma e dirige tutte le 18 puntate di The Return); e subito guadagnando adepti, come mostra la successiva e visionaria Too Old To Die Young (2019) di Nicolas Winding Refn.

Si chiedono contributi che riflettano su:

– gli apporti storici e ancora attuali di Twin Peaks nella genesi della moderna serialità televisiva (sotto il profilo tecnico, filosofico, narrativo, drammaturgico…);
– come e perché una parte cospicua della produzione successiva abbia subito l’influenza dello show di Lynch;
– la radicalità espressiva e nuovamente rivoluzionaria di Twin Peaks: The Return, tanto nel contesto dell’attuale panorama socio-culturale, artistico, politico, tanto in relazione ai capitoli originali dello show.

Le proposte di contributo dovranno essere inviate dagli interessati entro il 28 febbraio 2020 ai seguenti indirizzi e-mail: jbdelci@gmail.comjacques.durrenmatt@paris-sorbonne.frgcf.villa@unibg.itelephantandcastle@unibg.it.
La proposta dovrà presentare un titolo, un abstract di circa 1000 battute, eventuali referenze bibliografiche, una breve nota biografica, un indirizzo e-mail personale. Sarà premura dei curatori selezionare e contattare via e-mail gli autori entro il 6 marzo 2020.
Gli articoli possono essere scritti in italiano, francese, inglese e tedesco. I contributi selezionati dovranno essere consegnati entro l’8 giugno 2020.

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