Materialità e processi creativi nel cinema portoghese / Materiality and Creative Processes in Portuguese Cinema

Convegno ONLINE
A cura di Caterina Cucinotta e Federico Pierotti
Università degli Studi di Firenze / NOVA Universidade de Lisboa
29-30 Ottobre 2020
Deadline CFP: 30 giugno 2020

CONVEGNI E CFP

Redazione CUC2Written by:

In seguito al materiality turn delle scienze sociali e delle scienze umane, nel corso degli ultimi anni le ricerche sulla materialità si sono intensificate anche nell’ambito dei film studies e dei media studies. Se applicato al cinema, il concetto di materialità riporta ai diversi elementi che interagiscono nella realizzazione di un film: strumenti, oggetti, tecnologie, luoghi, spazi e corpi.

Diversi tipi di materie e materiali sono implicati in ogni film: tutto ciò che viene ripreso e registrato possiede a monte una sua storia materiale che a sua volta diviene parte della storia materiale del film. I film possono essere studiati come pratiche sociali materiali nel momento in cui si focalizza l’attenzione sui diversi aspetti alla base della loro organizzazione: dalla produzione alla scelta delle location; dalla realizzazione dei costumi alla costruzione delle scenografie; dall’allestimento del set alla fotografia; dal sound design alla postproduzione.

Lo studio delle materialità dl cinema si sforza di osservare i vari elementi che costruiscono l’oggetto film allo scopo di valorizzare la genesi dei processi creativi che vi sono implicati. Smontando e isolando le diverse componenti materiali, è possibile cogliere meglio la natura del film come oggetto complesso, che nasce dall’assemblaggio di singole azioni e atti concreti. Se si analizzano questi elementi, la storia del cinema si arricchisce di tante microstorie ancora da raccontare. Si tratta per lo più di storie dal basso, dedicate a oggetti, luoghi e corpi che interagiscono tra loro.

Il cinema portoghese è particolarmente ricco di queste storie. Ancorato a una prospettiva artigianale più forte rispetto ad altre cinematografie, ha da sempre assegnato un’importanza centrale alla materialità e si è spesso pensato come un cinema materialista, anche se gli studi esistenti ne hanno sin qui privilegiato prevalentemente la dimensione autoriale. I mestieri “inter-artistici” sono stati messi da parte a vantaggio di una concezione che vede nel regista il responsabile unico ed esclusivo del film. Al contrario, definizioni come quelle di Kubelka, che ha definito la creazione cinematografica come “a tailor’s work in progress” restituiscono il giusto spazio all’importanza di questi mestieri, grazie ai quali la roccia si modella in scultura, la stoffa senza forma viene tagliata e trasformata in costume, i suoni si organizzano per creare voci e silenzi…

Diventa dunque importante (ri)pensare il cinema portoghese alla luce del materiality turn, per investigarne le pratiche e le tecnologie e per storicizzarne gli esiti. Già nel 1989, durante l’anteprima portoghese di Rosa de Areia, diretto da António Reis e Margarida Cordeiro, lo stesso Reis lanciò l’idea di un’estetica dei materiali, chiamata a mettere in luce significati nuovi e profondi a partire dalla materia grezza di cui sono fatti i film. Considerato uno dei fondatori del Novo Cinema, Reis è ancora oggi un punto di riferimento centrale per molti registi portoghesi contemporanei. A partire da questa idea è possibile allora delineare le genealogie e le proiezioni in avanti di questa estetica dei materiali, individuandone le molteplici tracce non solo nelle esperienze legate al Novo Cinema e alla Escola Portuguesa, ma nell’intera storia materiale (e dei materiali) del cinema portoghese. Nel considerare il cinema portoghese come punto di partenza, si incoraggiano proposte sui seguenti temi, a titolo non esaustivo:

  • Legami storici, transfert culturali, rapporti e scambi reciproci tra Italia e Portogallo nell’ambito del cinema e dei media.
  • Critica genetica e genesi del film: dalla produzione alle pratiche materiali.
  • Nuove fonti e documenti per lo studio della materialità.
  • Le fasi del processo creativo: scrittura, sceneggiatura, story board.
  • Censura politica e autocensura.
  • Il lavoro dell’attore e il processo creativo nel gesto e nel corpo rivestito.
  • Il lavoro sul set: scenografie, costumi e oggettistica di scena.
  • Le tecnologie dell’ascolto: sound design, voci, rumori, musiche.
  • Le tecnologie della visione: pellicola, fotografia, illuminazione, nuovi supporti e strumenti.
  • Nuovi supporti per nuovi formati: il video essay.
  • Materialità e gender: mestieri, saperi e professionalità in rapporto alle identità di genere.
  • Dalla cultura materiale alla cultura visuale: gli oggetti, i corpi e i dispositivi come agenti di sguardo.
  • Materialità e immaterialità dell’archivio: conservazione, restauro, digitalizzazione.

Le proposte, di 300 parole, vanno inviate all’indirizzo cinematic.materialities@gmail.com accompagnate da 3-5 parole chiave e una biografia di 150 parole.

La scadenza per la presentazione degli abstract è il 30 giugno 2020.
L’accettazione sarà comunicata entro il 30 luglio 2020.
Le presentazioni avranno la durata di 20 minuti.
Le lingue del convegno sono l’inglese, il portoghese, l’italiano e il francese.

La conferenza si svolgerà interamente on line sulla piattaforma Google Meet per tutte le sessioni.

Organizzazione: Dipartimento SAGAS (Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo) – Università degli Studi di Firenze, Instituto de História Contemporânea – NOVA Universidade de Lisboa

Direzione: Caterina Cucinotta (NOVA Universidade de Lisboa), Federico Pierotti (Università degli Studi di Firenze)

Keynote speaker confermati: Paulo Cunha (Universidade da Beira Interior) Malte Hagener (Philipps-Universität Marburg)

Call for Papers (ITA)


Following the materiality turn of social sciences and humanities, over the last years research on materiality has also intensified in the scope of film studies and media studies. If applied to cinema, the concept of materiality refers to different elements that interact in the making of a film: tools, objects, technology, places, spaces and bodies.

Several types of substances and materials are included in each film: everything that is filmed and recorded contains in its origin a material history that in its turn becomes part of the material history of the film. Films can be studied as material social practices at the moment when attention is focused on the different aspects on the basis of their own organization: from production to the choice of décor; from the production of the costumes to the building of the sceneries; from assembling the set to photography; from sound design to post-production.

The study of the materiality of cinema commits to observe the various elements that make up the film object in order to enhance the genesis of the creative processes involved there. By disassembling and isolating the different material components, it is possible to better understand the nature of the film as a complex object, which arises from the assembly of unique actions and concrete acts. If we analyze these elements, the history of cinema is enriched with so many micro-stories yet to be told. They are mainly stories of commons people, dedicated to objects, places and bodies that interact with each other.

Portuguese cinema is especially rich in these stories. Anchored to a stronger artisanal perspective in relation to other cinematographies, it has always given a central importance to materiality and it has often been thought of as a materialist cinema, despite the fact that the existing studies hitherto have privileged the author dimension. The “inter-artistic” crafts were put aside in favor of a conception that sees the director as the sole and exclusive responsible for the film. On the contrary, definitions like those of Kubelka, who defined cinematographic creation as “a tailor’s work in progress”, return the deserved space to the importance of these crafts, thanks to which the stone is molded into sculpture, or shapeless fabric is cut into costume, and the sounds are arranged for the creation of voices and silences…

Therefore, it becomes important to (re)think Portuguese cinema in the light of the materiality turn, to investigate practices and technologies and to record the results. In 1989, during the Portuguese premiere of Rosa de Areia, directed by António Reis and Margarida Cordeiro, Reis himself launched the idea of ​​an aesthetics of materials, to highlight new and deep meanings from the raw material from which the movies are made. Considered as one of the founders of Novo Cinema, Reis is still, today, a central point of reference for many contemporary Portuguese filmmakers. Based on this idea, it is then possible to outline the genealogies and future projections of this aesthetics of materials, identifying the multiple traces not only in the experiences related to Novo Cinema and to the Portuguese School, but throughout all the material (and the materials) history of Portuguese cinema. When considering Portuguese cinema as a starting point, proposals on the following topics are encouraged, but not exhaustively:

– Historical links, cultural transfers, relations and reciprocal exchanges between Italy and Portugal in the scope of cinema and media;

– Genetic criticism and genesis of the film: from production to material practices;

– New sources and documents for the study of materiality;

– The phases of the creative process: writing, argument, story board;

– Political censorship and self-censorship;

– The actor’s work and the creative process in the gesture and the covered body;

– The work on the set: sets, costumes and props;

– Sound technologies: sound design, voices, noises, music;

– Visual technologies: film, photography, lighting, new supports and instruments;

– New supports for new formats: the video essay;

– Materiality and gender: crafts, knowledge and professionalism in relation to gender identity;

– From material culture to visual culture: objects, bodies and devices as agents of the look.

Proposals, of 300 words, should be sent to the email: cinematic.materialities@gmail.com  together with 3 to 5 keywords and a 150-word biography.

The deadline for the presentation of the abstract is: 30 June 2020.
Admission will be communicated until: 30 July 2020.
The presentations have a duration of 20 minutes.
The conference languages are: English, Italian, Portuguese and French.

The conference will take place entirely online through the Google Meet platform for all sessions.

Organization: Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo – Università degli Studi di Firenze, Instituto de História Contemporânea – NOVA Universidade de Lisboa

Board: Caterina Cucinotta (NOVA Universidade de Lisboa), Federico Pierotti (Università degli Studi di Firenze)

Confirmed keynote speakers: Paulo Cunha (Universidade da Beira Interior), Malte Hagener (Philipps-Universität Marburg)

Call for Papers (ENG)

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