Gli intellettuali italiani nell’industria culturale del secondo dopoguerra: il caso Mino Guerrini

Seminario di studi a cura di Chiara Grizzaffi e Rocco Moccagatta
Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM
Milano, 21 novembre 2019

CONVEGNI E CFP

Redazione CUC2Written by:

Giacomo (Mino) Guerrini è stato protagonista di una parabola di uomo e di artista varia e composita, funzionale a gettare uno sguardo illuminante su tre decenni di produzione dell’industria culturale nazionale e a definire una particolare fisionomia di uomo di spettacolo e di intellettuale italiano capace di muoversi su più piani e in più ambiti, senza mai preoccuparsi di distinguere tra cultura alta e bassa, tra élite e popolare.

Secondo un copione condiviso con personalità come Cesare Zavattini, Marcello Marchesi, Ennio Flaiano, in quell’Italia del secondo dopoguerra sospesa tra ricostruzione, boom e stagnazione, Guerrini è stato molte cose, anche in caotica sovrapposizione e in vivace contrapposizione: pittore, giornalista/scrittore, sceneggiatore e regista cinematografico, costumista e regista teatrale, attore, autore televisivo e radiofonico.

Questa miriade di esperienze e di attività mostra inattese continuità e sintonie, come una partitura polifonica miracolosamente congegnata, nonostante una biografia spesso ostaggio dei casi della vita: l’esperienza di artista visuale con l’avanguardia del gruppo romano Forma1 si ritrova rielaborata nella volontà di sperimentare soluzioni formali originali nei film da regista (in particolare in generi come l’horror, il noir e il poliziesco, con titoli come Il terzo occhio, 1966; Omicidio per appuntamento, 1967; Gangster ’70, 1968); il gusto per l’elzeviro brillante e il fiuto per il giornalismo di costume alla Pannunzio e Longanesi – nelle collaborazioni da «Il Mondo» a «Epoca» – si riverberano nella scrittura di testi radiofonici e televisivi; l’attenzione per i fenomeni culturali emergenti e per le novità dall’estero ne spiegano la capacità, tipica di certi “uomini del Rinascimento” del secolo scorso, di intercettare fermenti e interessi prima che diventino mode. Dagli esordi vicini a una certa commedia di costume e di satira (gli episodi di Extraconiugale, Amore in 4 dimensioni, L’idea fissa, 1964; Su e giù, 1965; Colpo di sole, 1968), passando per la ricerca di un approccio personale ai generi popolari (nazionali e non), persino quando sembra ripiegare e chiudersi in progetti derivativi e forme di messa in serie (i decamerotici su imitazione dell’originale pasoliniano, le farse militaresche, le commedie pruriginose, le imitazioni dei successi nazionali e internazionali) il percorso di Guerrini non cessa di offrire e sollevare spunti di riflessione per chi intende indagare, anche oltre il cinema, il ruolo dell’industria culturale e dei suoi esponenti più significativi in Italia nel Novecento.

Interrogarne perciò l’attività attraverso un seminario di studi è un’occasione preziosa per interrogare, oltre gli esiti singoli, lo stato dell’arte dell’industria cinematografica italiana, dai primi anni Sessanta fino alla fine degli Ottanta.

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